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La maggior parte delle chiese cristiane credono che tu, e tutti quelli simili a te da Adamo ed Eva in poi, non hanno posto nel regno dei cieli, a meno che tu creda e sia convertito. Invece, tu e tutti gli altri, siete in lista per un luogo chiamato inferno, un luogo inferiore di fiamme eterne preparato per il Diavolo e i suoi angeli. Il tuo destino è di trascorrere là l’eternità, contorcendoti nei tormenti, nella pena bruciante e nell’angoscia per le tue sciocche decisioni. Ora vediamo cosa c’è in gioco. Secondo Gesù, noi abbiamo una scelta: possiamo entrare, o attraverso la porta stretta ed avere la vita, o attraverso la porta larga e soffrire. Così Gesù consiglia: "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano!" (Matteo 7:13-14) Gesù disse, “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. (Giovanni 14:6). Gesù è quella Porta stretta attraverso la quale solamente pochi entrano. Così, la maggior parte delle persone sono in lista per l’inferno e solo alcuni credenti sono in lista per il regno dei cieli. La credenza comune è che quando tu muori, andrai in un luogo o l'altro, e che questa sarà la tua condizione eterna: il tormento indescrivibile nell’inferno o la beatitudine indescrivibile nel cielo. Non soltanto ciò, ma come la storia del ricco e Lazzaro di solito è interpretata, il cielo è un luogo dove quelli che sono morti e vi sono entrati, possono vedere l’inferno, come se stessero in piedi all'estremità meridionale del Grand Canyon. Invece di vedere in fondo il fiume Colorado, essi vedono un lago di fuoco nel quale tutti i malvagi ed increduli stanno bruciando in tutta la loro infame agonia. Ora, dai puri e semplici numeri coinvolti, l’inferno deve essere uno luogo enorme! Il Cielo non deve essere così grande, perchè solo alcuni vanno là. Questo fa sì che Dio spende il resto dell’eternità usando molto più potere per far soffrire le persone, che per rendere i cittadini del cielo felici. Qui c’è un esempio del linguaggio usato per descrivere la vita degli abitanti dell’inferno: “Condannato, condannato, condannato, all’agonia e alla pena perpetua, supplicando per ottenere misericordia, ma con il solo eco della tua propria voce, che ti rinfaccia e ti beffeggia. . . un’età dopo età non porta nessuno sollievo, niente ma solo un'eternità di pena, sofferenza, tortura e tormento”. È l’inferno ciò che è toccato alla maggior parte degli esseri umani, fin dall'alba della creazione? Noi non la pensiamo così! La dottrina di un eterno inferno di fuoco ha bisogno di essere ristudiato alla luce delle Scritture. Per favore, considera quattro ragioni della Parola di Dio perchè il destino dei peccatori non implicherà la tortura senza fine in un inferno di fuoco.
E' incompatibile con l'amore di DioLa dottrina del tormento eterno non si accorda con la più grande e piena figura di Dio descritta nella Bibbia. La tortura senza fine, anche dei peggiori peccatori, è incompatibile con l’amorevole Dio ivi rivelato. La Bibbia descrive ancora una volt il nostro Dio nei più nobili dei termini: “Ma tu, o Signore, sei un DIO misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco in benignità e verità” (Salmi 86:15); “il Signore è pieno di misericordia e di compassione” (Giacomo 5:11); e “Dio è amore”. (1 Giovanni 4:8). Tutti i lettori della Bibbia dovrebbero essere d'accordo che le semplici e le spesso ripetute affermazioni delle Scritture, come quelle appena citate, descrivono Dio come misericordioso, amorevole e giusto. Questi, infatti, sono fra i Suoi attributi principali. Dio ama le Sue creature, e fa quello che è equo e giusto per loro. Il giusto, amorevole ed equo riguardo di Dio vero l’umanità non preclude il giusto giudizio che Egli esercita verso l’umanità. Isaia 66:16 afferma, “Poiché l'Eterno farà giustizia con il fuoco e con la sua spada contro ogni carne; e gli uccisi dall'Eterno saranno molti” (Isaia 66:16). Nelle scritture del Nuovo Testamento troviamo “Sta infatti scritto: "Come io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua darà gloria a Dio". Così dunque ognuno di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Romani 14:11-12). La Bibbia insegna chiaramente che il giudizio di Dio si concretizza nei peccatori con la morte e non con il tormento eterno. L'amore e la misericordia di Dio pone uno dei due destini dinanzi a tutta l'umanità: “il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani 6:23). La dottrina del tormento eterno, comunque, attribuisce a Dio un'azione che non può mai essere amorevole, o misericordiosa o giusta. Questa dottrina dice che il nostro Dio ha progettato l’orribile e angosciosa sofferenza della maggior parte delle Sue creature umane per le età, senza una fine. Tale dio è chiaramente incoerente con i tratti di amore, misericordia, e giustizia così spesso attribuiti al Dio delle Scritture. Progettare la sofferenza perpetua degli altri non è amore. Volere la sofferenza senza fine senza realizzare nessun piano redentivo, non è misericordia. Condannare qualsiasi persona ad una punizione infinita per dei peccati limitati nel tempo, non è giustizia. Ragionando sulla base del grandioso ritratto di Dio nelle Scritture, è logicamente impossibile accettare l'idea sul tormento eterno di chiunque. Oltre a questo, non è inopportuno stabilire ciò, da qualsiasi isolato testo della Bibbia. Quei passi spesso citati per provare l’esistenza dell’inferno eterno, possono essere capiti facilmente in un senso diverso.
Migliori spiegazioniQuando studiati attentamente, i testi spesso citati per sostenere il tormento eterno, possono essere spiegati equamente in modi non usuali agli insegnanti di questa dottrina. Le interpretazioni alternative offerte qui sono migliori, perché si armonizzano con la misericordia e la giustizia di Dio, senza fare violenza nè al contesto nè alle parole di questi passi. I primi tre Vangeli parlano del fuoco e della punizione eterni, di un fuoco che non si estingue: “Egli... arderà la pula con fuoco inestinguibile” (Matteo 3:12; Luca 3:17; vedi anche Marco 9:44); “Andate via da me maledetti, nel fuoco eterno.... E questi andranno nelle pene eterne e i giusti nella vita eterna” (Matteo 25:41, 46). Questi sono i testi più forti nell'arsenale della veduta tradizionale sull’inferno. Ma notate, il fuoco che distruggerà il malvagio può essere descritto semplicemente come eterno e inestinguibile perché non può essere estinto fino a quando la sua opera di distruzione e morte è completata. I peccatori non scapperanno mai da quel fuoco, perché il fuoco non può essere estinto finché li ha consumati.... eternamente. Un fuoco inestinguibile può terminare. Geremia 17:27 parla di un fuoco inestinguibile alle porte di Gerusalemme. Bruciò solamente per breve tempo, durante il tempo di Geremia! Nello stesso senso, i fuochi ora spenti di Sodoma e Gomorra sono descritti come fuochi eterni in Giuda 7. L'eternità della punizione descrive accuratamente l'effetto e il risultato del fuoco, non la sua azione e durata. La punizione per il peccato è una morte dalla quale non c'è ritorno. Così, è la punizione ad essere eterna, non il modo di punire. “"Poiché ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; e tutti quelli che operano empiamente saranno come stoppia; il giorno che viene li brucerà", dice l'Eterno degli eserciti, "in modo da non lasciar loro né radice né ramo.... Calpesterete gli empi perché saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi nel giorno che io preparo", dice l'Eterno degli eserciti” (Malachia 4:1, 3). Marco 9:43-48 è spesso citato dagli insegnanti del tormento eterno. Qui, la frase il loro verme non muore, è ripetuto tre volte. Nessun sostegno biblico esiste per l'idea che il verme di Marco 9 si riferisce alla coscienza o all'anima umana. Piuttosto, può riferirsi alla vergogna (umiliazione, avvilimento) dei condannati, e alla loro completa devastazione. La parola greca per inferno in questo passo e in molti altri nel Nuovo Testamento è gehenna. Essa è direttamente riferita all’immondezzaio urbano di Gerusalemme, un luogo dove le fiamme, che covavano sempre sotto le ceneri, e i vermi sempre presenti, evidentemente distruggevano o consumavano tutto ciò che vi era gettato. Le citazioni di Gesù sono presi da Isaia 66:24: “"Quando essi usciranno, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poiché il loro verme non morirà e il loro fuoco non si estinguerà, e saranno in orrore ad ogni carne"” (Isaia 66:24). Noi proviamo un senso di ribrezzo e orrore per i condannati, i cui corpi morti sono gettati nell’immondezzaio urbano dove il fuoco, la decomposizione e i vermi li distruggono completamente. Un altro testo spesso citato per sostenere un inferno eterno di fuoco è la parabola del ricco e Lazzaro, in Luca 16:19-31. Molti dei dettagli di questa parabola sono presi letteralmente per sostenere questa dottrina, come: 1. Il tomento di fuoco per i malvagi morti (vv. 23, 24); 2. Il seno d’Abrahamo è la dimora dei giusti (v. 22); 3. Le anime tormentate possono vedere la dimora eterna dei giusti e i suoi abitanti (v. 23); 4. Avvengono comunicazioni tra Abrahamo e coloro che sono nelle fiamme di fuoco (vv. 24-31). Considerando questi elementi della parabola, diviene ovvio che non fu intesa per essere presa in senso letterale. Gesù pronuncia questa parabola nel contesto della Sua osservazione del fatto che i Farisei avevano messo in ridicolo Lui e il Suo insegnamento riguardante gli uomini, che non possono servire Dio e i soldi (il vv. 13, 14). Il giudizio di Gesù del loro atteggiamento fu “Voi siete quelli che giustificate voi stessi davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori” (v. 15). Egli, poi per svegliarli, applica la parabola del ricco e Lazzaro, per farli consapevoli della loro ipocrisia. Il vero significato della parabola è rivelato nell'appello dell'uomo ricco dall’inferno: “se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno” (v. 30), e la risposta di Abrahamo: “e non ascoltano Mosé e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti” (v. 31). La lezione di Gesù condusse i Farisei, per mezzo di questa parabola, a provare la veridicità d’essa, dopo breve tempo. Piuttosto che riconoscere Gesù come il Figlio di Dio e pentirsi dei loro peccati, i Farisei non rimasero convinti, quando Gesù resuscitò dai morti Lazzzaro, il fratello di Maria e Marta (Giovanni 11:43-53). I Farisei tramarono di far morire Gesù e Lazzaro (Giovanni 11:53; 12:10). La reazione dei Faqrisei al ministero di Gesù non fu il pentimento; fu la sprezzante miscredenza che produsse la loro crocifissione di Gesù, rigettando della Sua vittoriosa risurrezione, e rigettando il piano di salvezza. Nulla, nella parabola del ricco e Lazzaro, è inteso d’insegnare il tormento eterno dei malvagi. Il libro dell’Apocalisse contiene alcune espressioni linguistiche che possono essere intese come a voler imprimere l'idea della perpetua sofferenza per i malvagi. È importante fare accurata attenzione, in questi versi, sul chi sperimenterà e il che cosa. Un passo dice, di chiunque adora la bestia, “sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello. E il fumo del loro tormento salirà nei secoli dei secoli, e non avranno requie né giorno né notte coloro che adorano la bestia e la sua immagine...” (Apocalisse 14:10b, 11). Un altro passo dice, del diavolo, della bestia, e del falso profeta: “saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli. (Apocalisse 20:10b). In questi versi, la frase nei secoli dei secoli, descrive il tormento di alcuni, e il fumo che sale di altri, nello stagno di fuoco e zolfo. Un’accurata lettura mostra che solamente il fumo dell’umanità sedotta continua a salire, mentre solamente il diavolo, la bestia, e il falso profeta continuano ad esperimentare il tormento. Inoltre, degli studiosi della Bibbia sono consapevoli che nei secoli dei secoli, in alcuni testi, significano soltanto “finchè la cosa durerà”. Per esempio, in Esodo 21:5, 6 e Giona 2:5, 6, “per sempre” si riferisce alla durata di una vita o a non più di tre giorni e tre notti. Si legga attentamente: il libro dell’Apocalisse non annuncia che l’umanità perduta sarà tormentato infinitamente col Diavolo nell’inferno di fuoco. Dice che il fumo (o i resti) dei malvagi non finirà mai, e che essi non avranno mai riposo: la vita eterna in Gesù Cristo. Il salario del peccato è la morte, non la vita eterna nel tormento (Romani 6:23)! Il tormento eterno sarebbe una forma infernale di immortalità. L'unica immortalità umana e vita eterna conosciute nella Scritture avvengono come dono di Dio per mezzo dell’evangelo di Cristo! “Ed ora è stata manifestata con l'apparizione del Salvator nostro Gesù Cristo, che ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo dell'evangelo” (2 Timoteo 1:10).
Molti testi conclusiviLa maggioranza dei testi che trattano il destino dei malvagi parlano con una nota chiara di conclusione e finalità. I peccatori impenitenti andranno alla loro fine, che è la morte, la distruzione, l’annichilimento e l’estinzione. Si osservino le parole nei seguenti usate nei testi seguenti, che trattano il giudizio finale di Dio: Ebrei 10:27 - “un ardore di fuoco che divorerà gli avversari” Ebrei 12:29 - “Dio è anche un fuoco consumante” Filippesi 3:19 - “la cui fine è la perdizione” Giovanni 3:16 - “affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”, sottintendendo che i non credenti periranno Ezechiele 18:4 - “L'anima che pecca morirà” Isaia 38:1 - “In quel tempo, Ezechia infermò a morte; e il profeta Isaia, figliuolo di Amots, venne a lui, e gli disse: 'Così parla l'Eterno: Da' i tuoi ordini alla tua casa, perché sei un uomo morto, e non vivrai più'” (Isaia 38:1 Versione Riveduta). In questo passo “un uomo morto” è detto chiaramente che “non vivrà più” Malachia 4:1-3 - “"Poiché ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; e tutti quelli che operano empiamente saranno come stoppia; il giorno che viene li brucerà", dice l'Eterno degli eserciti, "in modo da non lasciar loro né radice né ramo. Ma per voi che temete il mio nome, sorgerà il sole della giustizia con la guarigione nelle sue ali, e voi uscirete e salterete come vitelli di stalla. Calpesterete gli empi perché saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi nel giorno che io preparo", dice l'Eterno degli eserciti. (Malachia 4:1-3) Salmo 1:4: Non così sono gli empi; ma sono come pula che il vento disperde Proverbi 10:25: Quando passa la tempesta, l'empio non è più Salmo 37:22, 28, 34, 38 - gli empi saranno stroncati Salmo 37:20 - Ma gli empi periranno... saranno consumati e andranno in fumo come grasso di agnelli. Salmo 37:36: [l’empio] è scomparso, ed ecco, non è più; ho cercato, ma non si è più trovato Queste scritture, e altre ancora, descrivono un opprimente e chiaro ritratto di ciò che attende, più avanti, il non credente peccatore: devastazione, distruzione, morte, annientamento, non-esistenza. Matteo 10:28 dice che Dio può distruggere “anima e corpo”, nell’inferno. I passi elencati sopra mostrano che Dio non è solo capace di distruggere, ma distruggerà “anima e corpo” dei malvagi. È un errore stabilire una dottrina sulla dubbia interpretazione di versetti difficili. Piuttosto, dovremmo lasciare che i tanti versetti chiari, riguardo al destino dei malvagi, parlino da se stessi, senza apportare loro modifiche. È un errore mettere in dubbio le intenzioni di Dio per il destino dei malvagi, quando ha fatto il Suo giusto giudizio così semplice e definito.
La migliore motivazione positivaConsiderando la tattica di usare l’inferno di fuoco come argomento per persuadere i peccatori, è invece più corretto questo pensiero: le migliori ragioni per avere fiducia e obbedire a Dio non consiste nella minaccia della punizione; invece, sprigionano dal nostro amore per Dio: “Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo” (1 Giovanni 4:19). È almeno inconcepibile che un Dio amorevole userebbe la minaccia del tormento eterno, per costringere le Sue creature, a coloro ai quali Egli aveva dato il diritto di scegliere la vita o la morte. La motivazione positiva sprigiona desideri interiori, relazioni amorevoli, riguardi, buoni esempi, e incoraggiamento. Sotto la loro influenza, noi facciamo le cose perché le vogliamo fare, non perchè costretti. La motivazione negativa, invece, è appesantita dalla paura, dalla colpa e dalla minaccia. Una tale persuasione può essere efficace, per brevi periodi, ma comunemente non ha un effetto durevole. Noi, comunque, dovremmo presto essere istruiti, nella vita, a sviluppare un sano rispetto per il trono del giudizio di Dio, “Noi infatti conosciamo colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta, io darò la retribuzione», dice il Signore. E altrove: «Il Signore giudicherà il suo popolo». È cosa spaventevole cadere nelle mani del Dio vivente” (Ebrei 10:30, 31). Ma paura, colpa e minaccia, appartengono per lo più alle scene infantili del progresso spirituale, e non alla nostra maturità in Cristo. Non è biblico, né razionale, che la motivazione più forte per la salvezza di Dio sia la minaccia del tormento eterno, piuttosto che una risposta all'appello amorevole del vangelo di Gesù Cristo, che conduce alla vita eterna. La bontà di Dio, non un'esagerazione della Sua ira, ci conduce al pentimento (Romani 2:4). Dio non ha piacere nella morte dei malvagi (Ezechiele 18:32). Quanto meno avrebbe piacere nel dare a loro la vita eterna nel tormento! Dio “è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento” (2 Pietro 3:9). Qui c’è il sommario di questo studio: SI, Dio distruggerà i malvagi. Ma NO, Lui non li punirà perpetuamente!
*Salvo diversamente specificato, le citazioni bibliche sono tratte dalla versione "La Nuova Diodati".
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